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Delle numerose gallerie che si trovavano nell’area di questa Miniera, attualmente ne rimane visitabile solo una per una lunghezza di circa 150 mt; la carta sopra riportata è l’itinerario che porta alla galleria Ritorta, ubicata nel braccio in alto del sentiero indicato con puntinatura rossa alla confluenza di tre piccoli corsi d’acqua; la galleria non è armata ma scavata nei Diaspri, sono visibili tracce di mineralizzazione a Cinabro ed una frattura degli strati nella quale si erano depositate le argille mineralizzate.

Per motivi di sicurezza, vista la ristrettezza del luogo, è visitabile a gruppi di cinque persone più la guida e la visita dura un massimo di 2h.

La geologia dell’area più generale è ascrivibile alla Serie Toscana e nel percorso per raggiungere la Galleria dalla partenza, si possono ritrovare ben visibili i terreni della Scaglia Toscana, con le più recenti denominazioni a questa attribuiti (Argilloscisti di Brolio, Marne di Dudda), Calcare a Calpionelle del Titoniano e Diaspri nei quali è impostata la galleria e che offrono delle spettacolari sezioni; meno visibili ma comunque presenti si rinvengono le Marne a Posidomomya ed il Calcare Selcifero (un’area raggiungibile in auto è molto rappresentativa di questi terreni).

Nell’area più generale sono comunque presenti: Il Calcare a Raethavicula Contorta, il Calcare Massiccio (obliterato da fenomeni di idrolisi) ed in alto lembi di Arenaria Macigno; la parte propriamente montana è costituita da Calcareniti a Nummuliti poggianti sulla Formazione di incerta collocazione paleogeografica (così definita quando ero studente e chiamata anche da Cataldi-Squarci e Taffi nel lavoro ENEL UNG 1971).

Il Calcare a Raethavicula Contorta ed il Calcare Massiccio sono difficilmente visitabili perché in aree distanti da viabilità e comunque non sempre ben identificabili perché alterati dalle mineralizzazioni.

Le Calcareniti sommitali sono caratterizzate da fenomeni carsici ed in un piccolo altopiano ben raggiungibile, è possibile individuare molte Doline, inghiottitoi e gli altri fenomeni associati al carsismo. L’area è ben raggiungibile e visitabile, si ha anche una bella visione di un detrito di falda un tempo destinato a cave di pietrisco.

Le aree indicate distano comunque circa Km 3,5-4 dal paese di Castell’Azzara.

Tutta l’area Montana fa parte della Riserva Naturale del Monte Penna. 

Dr. Cesare Papalini

Per info e prenotazioni:

Cooperativa di Comunità Ecosistema Comunale di Castell’Azzara

Telefono: +39.0564.951472

Email: trekking@visitcastellazzara.com

*mascherina obbligatoria

Per info e prenotazioni:

Cooperativa di Comunità Ecosistema Comunale di Castell’Azzara
Telefono:
+39.0564.951472
Email:
trekking@visitcastellazzara.com

STORIA DELLA MINIERA


La storia mineraria di quest’area inizia da tempi lontanissimi, come testimoniato dai ritrovamenti di utensili litici dei primordi della storia dell’uomo.


Cornacchino altro non è che la trasformazione del nome Cornalino o Cornalina, da Monte Cornio che sovrasta la località. In una delle prime gallerie, detta dei Francesi, venne ritrovata una grotta con una sepoltura, vasellame ed una moneta di Filippo il Macedone datata 300 circa A.C. La storia moderna inizia nel 1872 a seguito del lavoro dell’Ing. T. Haupt, consulente del Granduca di Toscana per lo sviluppo delle miniere in Toscana, e dell’industriale Schwarzenberg, che individuò i filoni più ricchi che dettero luogo allo sfruttamento moderno. E’ stata questa una delle più terribili miniere dell’Amiata; gallerie strettissime e ancor più stretti budelli, con il materiale che doveva essere estratto in gran parte a mano con piccole carriole in legno. Non veniva usata la polvere da sparo e la meccanizzazione quasi era del tutto assente, spesso utilizzando i bambini e le donne per entrare e scavare nei cunicoli più piccoli.

Il lavoro delle donne fu fondamentale in questa miniera. Erano utilizzate nel lavaggio del materiale estratto per arricchirlo in cinabro, formando poi palle di argilla e roccia, poiché la rudimentale tecnologia dei forni consentiva il solo trattamento di materiale ricco in Cinabro. Queste palle, una volta essiccate, venivano cotte nei forni. Le donne venivano chiamate per questo “Pallatrici”, ed erano il 50% della forza lavoro in miniera.
Il lavoro delle donne terminò quando nel 1897 venne chiamato alla Direzione della miniera l’Ingegnere boemo Vincenzo Spirek, che portò la nuova tecnologia dei Forni Cerman-Spirek: questi riuscivano a trattare anche il materiale più povero, facendo decadere pertanto la necessità dell’arricchimento manuale.

La miniera del Cornacchino è stata la prima dove si sono sviluppati e riconosciuti i primi casi conclamati di Silicosi (malattia professionale causata dall’esposizione prolungata di biossido di silicio), che ancora sconosciuta all’epoca, venne battezzata Cornacchinite.
La storia di questa Miniera si conclude nel 1924 quando venne definitivamente depositata la concessione di sfruttamento.
Rimane oggi visitabile solo parte della galleria Ritorta, un tratto di galleria che originariamente attraversava tutta la montagna fino alla località Rigo, in prossimità del quale c’era un deposito di acqua per la Miniera del Siele.

Dr. Cesare Papalini

STORIA DELLA MINIERA


La storia mineraria di quest’area inizia da tempi lontanissimi, come testimoniato dai ritrovamenti di utensili litici dei primordi della storia dell’uomo.


Cornacchino altro non è che la trasformazione del nome Cornalino o Cornalina, da Monte Cornio che sovrasta la località. In una delle prime gallerie, detta dei Francesi, venne ritrovata una grotta con una sepoltura, vasellame ed una moneta di Filippo il Macedone datata 300 circa A.C. La storia moderna inizia nel 1872 a seguito del lavoro dell’Ing. T. Haupt, consulente del Granduca di Toscana per lo sviluppo delle miniere in Toscana, e dell’industriale Schwarzenberg, che individuò i filoni più ricchi che dettero luogo allo sfruttamento moderno. E’ stata questa una delle più terribili miniere dell’Amiata; gallerie strettissime e ancor più stretti budelli, con il materiale che doveva essere estratto in gran parte a mano con piccole carriole in legno. Non veniva usata la polvere da sparo e la meccanizzazione quasi era del tutto assente, spesso utilizzando i bambini e le donne per entrare e scavare nei cunicoli più piccoli.

Il lavoro delle donne fu fondamentale in questa miniera. Erano utilizzate nel lavaggio del materiale estratto per arricchirlo in cinabro, formando poi palle di argilla e roccia, poiché la rudimentale tecnologia dei forni consentiva il solo trattamento di materiale ricco in Cinabro. Queste palle, una volta essiccate, venivano cotte nei forni. Le donne venivano chiamate per questo “Pallatrici”, ed erano il 50% della forza lavoro in miniera.
Il lavoro delle donne terminò quando nel 1897 venne chiamato alla Direzione della miniera l’Ingegnere boemo Vincenzo Spirek, che portò la nuova tecnologia dei Forni Cerman-Spirek: questi riuscivano a trattare anche il materiale più povero, facendo decadere pertanto la necessità dell’arricchimento manuale.

La miniera del Cornacchino è stata la prima dove si sono sviluppati e riconosciuti i primi casi conclamati di Silicosi (malattia professionale causata dall’esposizione prolungata di biossido di silicio), che ancora sconosciuta all’epoca, venne battezzata Cornacchinite.
La storia di questa Miniera si conclude nel 1924 quando venne definitivamente depositata la concessione di sfruttamento.
Rimane oggi visitabile solo parte della galleria Ritorta, un tratto di galleria che originariamente attraversava tutta la montagna fino alla località Rigo, in prossimità del quale c’era un deposito di acqua per la Miniera del Siele.

Dr. Cesare Papalini

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